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Lettori digitali (riflessione in transito su dove si va. Se si va)

Stamattina trovo in mail questa fotografia scattata da Gabriele De Veris (AIB Umbria) all’incontro di giovedì scorso a Perugia, nell’ambito di UmbriaLibri, dove con Giulio Blasi (MediaLibraryOnLine) e Maurizio Caminito (LiBeR) abbiamo parlato di biblioteca digitale, di tendenze nel mercato dei nuovi prodotti per bambini, ragazzi e giovani adulti e dello scenario che vorremmo per le nuove tendenze di lettura. Il giorno successivo a Lerici, con insegnanti e bibliotecari e con Francesco Langella (Biblioteca De Amicis-Genova) e Luisa Finocchi (Fondazione Mondadori), abbiamo chiacchierato degli stessi temi. Tornando tra pioggia e nebbie ho pensato a questo ultimo anno e mezzo passato in giro a parlare di declinazione del verbo leggere. Credo che questa fotografia ne sia un buon riassunto: usare gli ingredienti che funzionano. E lo interpreto in due modi. Primo: le persone come ingredienti che fanno il discorso. Che si occupano di nuove tecnologie e di ragazzi, che guardano le tendenze e gli approcci, che studiano quel che si fa all’estero per capire quali sono le buone pratiche. E chiacchierando con le quali nascono le buone idee. Secondo: la frase del Prezi si riferiva a quanto detto qui da Stuart Dredge; dovremmo forse focalizzarci meno sui device e per un attimo almeno guardare i contenuti. Cos’è che funziona in una storia su carta, in e-book, su app o in audiolibro? Le buone storie e i personaggi ben costruiti. Allora, al di là di tutto, dovremo ricordarci che quello che passiamo sono i contenuti. E che se in biblioteca parlo il linguaggio dei miei utenti bambini e ragazzi il digitale e il multimediale fanno parte non del mio futuro, ma del mio presente. Senza contare che siamo proprio noi che veicoliamo informazioni e storie che dobbiamo essere senza pregiudizi e offrire formati diversi come opportunità diverse e molteplici. A Perugia abbiamo dato un’occhiata a prodotti diversi: al Jekyll & Hyde di Mattotti come a ùropa di Yslaire e Erlich, ma anche a Numberlys e a iPoe; Caminito ha giustamente sottolineato come ci siano sperimentazioni diverse da avviare in campo editoriale sugli ebook, come molti prodotti dell’editoria per bambini e ragazzi siano graficamente già quasi pronti a un salto nel digitale. Però, come abbiamo già detto più volte, posso pensare di fare promozione della lettura a tutto campo solo se ho dei buoni prodotti da offrire. E qui entra in gioco il discorso dell’editoria italiana che sta ancora troppo a guardare rispetto a quello che si fa all’estero, mentre abbiamo bisogno di sperimentare, provare, andare.

Domenica prossima si terrà a Milano il convegno Il futuro del libro per l’infanzia. Leggo qui di non essere la sola a sperare che sia un segnale di vita nell’universo dell’editoria per ragazzi e mi confortano le idee e le posizioni raccolte in questi mesi di confronto. Secondo me però il punto non è il futuro del libro per ragazzi: è il presente del libro per ragazzi. E il rendersi conto che forse si sta davvero perdendo il treno in Italia per poter andare a da qualche parte, forse siamo già leggermente in ritardo e dobbiamo saltare al più presto sul treno in corsa. Non dovremmo parlarne troppo a lungo, dovremmo fare. E penso all’importanza di condividere idee e progetti tra chi si occupa di ragazzi e di lettura in tutte le sue forme.

Intanto però, visto che le buone idee e le buone pratiche fanno capolino (e le piacevoli chiacchiere e le risate a cena confortano gli animi), io aspetto un certo ebook game con impazienza 🙂

La biblioteca per ragazzi raccontata agli adulti: una chiacchierata con Caterina

Il 24 febbraio 2011 esce ufficialmente  il libro della nostra Caterina Ramonda dedicato alle biblioteche per ragazzi, abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

D: Questo libro si inserisce in una nuova collana della Bibliografica, che vuole parlare di biblioteche al pubblico generalista. Un’iniziativa coraggiosa e necessaria di questi tempi. Qual è lo spirito con cui hai scritto questo volume per spiegare la biblioteca per ragazzi agli adulti? Come immagini il tuo lettore ideale?

R: Diciamo che l’inizio è stato difficoltoso: avendo sempre scritto di argomenti più “tecnici” mi risultava ostico scrivere sapendo che non dovevano esserci note né spiegazioni troppo particolareggiate. Alla fine ho adottato un metodo credo classico in questi casi: ho immaginato di dover parlare della biblioteca per ragazzi a una persona che davvero non ne sa nulla e siccome  la persona a cui mi rivolgo è reale, è stato tutto più semplice! Poi il tutto è venuto da sè, appunto come un lungo discorso, un mettere in mostra tutto quel che ci può essere in biblioteca. La collana è pensata per chi di biblioteche non ne sa molto, ma in realtà credo che ci siano più lettori potenziali: il pubblico generalista come i bibliotecari stessi, chi lavora in biblioteche di altro tipo come gli stessi bibliotecari per ragazzi che spero si ritrovino in queste pagine.

D: Ti conosco come una bibliotecaria competente ma fortemente appassionata, c’è stato qualche punto del libro che ti è costato mettere su carta?

R: Certamente dall’ultimo capitolo si capisce che non avrei voluto concludere così, avrei voluto essere più ottimista, ma i tempi, i tagli finanziari, la carenza di risorse per le biblioteche non me lo permettevano. Mi è costato accennare alla presenza dei volontari in biblioteca: so anch’io quanto siano necessari in certe aree marginali, però se la tendenza è quella (come in certe aree piemontesi) di utilizzare il loro tempo e il loro lavoro per sostituire personale qualificato e preparato, allora non ci sto.

D: Quale reazioni speri o temi che susciterà questo volume? Quale era il messaggio forte che volevi trasmettere?

R: Spero che nel suo piccolo possa allargare lo sguardo sulla realtà delle biblioteche per ragazzi e sull’importanza dei servizi che offrono. Vorrei che passasse il messaggio che dice che la biblioteca può essere una palestra dove un bambino, un ragazzo imparano a scegliere; che scegliere tra documenti e attività è un esercizio che forma alla capacità di scelta che serve nella vita.

D:Parliamo di quella figura fondamentale che nel libro chiami “quell’adulto che fa la differenza”, cosa ti sentiresti di dire a un giovane che oggi voglia fare il nostro mestiere tu che sei bibliotecaria per scelta e per passione?

R: Aiuto… che probabilmente non capita nel momento migliore 🙂 Gli direi di inseguire il suo desiderio di fare questo mestiere, di arrivarci preparato e di non scoraggiarsi quando i suoi superiori cercheranno di frenare entusiasmo e progetti nuovi. E se vuole lavorare in una sezione ragazzi, gli consiglierei di immergersi subito nella letteratura per ragazzi e leggere leggere leggere.

D:C’è un punto del libro in cui parli di “chi sceglie quel che scegli”: ho trovato molto bello questo volere portare a conoscenza del pubblico il dietro le quinte del nostro lavoro e in particolare la selezione sui testi, un compito delicatissimo di cui, sono sicura, il grande pubblico non è consapevole. Pensi che questo indurrà il non addetto ai lavori a porsi delle domande sull’offerta editoriale?

R: Lo spero. Sull’offerta editoriale e non solo. I libri che sono a scaffale in biblioteca non ci arrivano solo in virtù di quel che il mercato offre (e ci sarebbe di che parlare assai), ma anche del budget che la biblioteca ha a disposizione, delle idee di chi fa gli acquisti e della sua capacità di andare al di là delle proprie conoscenze, dei propri gusti e dei propri credo: una biblioteca è “per tutti”, non può ignorare certi generi o certe forme, deve essere attenta anche a chi ha necessità particolari legate a difficoltà e disabilità.

D:Delinea un punto di forza e uno di debolezza delle biblioteche per ragazzi oggi

R: Partiamo dalla debolezza, che è quella di sempre: in Italia le biblioteche per ragazzi hanno ancora troppo poca visibilità (e di conseguenza pochi fondi dedicati, poca attenzione da parte del pubblico di non addetti e, in questo tempo di crisi, un inevitabile taglio di fondi). Ma anche il punto di forza è insito nel nocciolo stesso di questa istituzione: una biblioteca per ragazzi è – come dico nel libro – un grande contenitore di documenti, di conoscenze, di attività, di incontri. è un luogo dove i ragazzi possono imparare la libertà di scelta. e dove si può cambiare idea. Pochi giorni fa è venuta in biblioteca una classe di prima media per un laboratorio di lettura. Abbiamo cominciato a chiacchierare riguardo a libri e lettura e ho chiesto loro che aggettivo avrebbero affiancato a queste due parole. Mirko mi ha guardato di sotto in su: “Io vicino a libro ci metto sottile”. Dopo l’incontro, ha scelto un libro sottile da portare a casa, poi un altro di 220 pagine che però lo interessava parecchio. Ci ha girato intorno, l’ha preso, l’ha sfogliato, l’ha posato, l’ha ripreso e poi si è deciso: “Posso togliere sottile alla mia definizione?”. E io ho pensato che questa è la vera soddisfazione del nostro mestiere.

D: Permettimi una chiusura un po’ alla Marzullo: lasciaci con un tuo sogno, dicci quello su cui secondo te bisogna investire a partire da domani.

R: Investire prima di tutto sul personale: personale interno preparato, che abbia il tempo di aggiornarsi, di leggere i libri che sceglie per proporli ai ragazzi, che possa progettare. E personale esterno, professionisti del libro e della lettura che intervengano nei laboratori e nelle attività della biblioteca in biblioteca. Mi verrebbe da dire personale “felice”… perché chi è soddisfatto ovviamente lavora meglio… ecco, è un sogno 🙂

(Intervista a cura di Valeria Baudo)