Archivi categoria: Studi e indagini

Novità: Piccole scuole – Report Indire

(Fonte: Indire 2021)

È da oggi in linea il rapporto “Piccole scuole in Italia: identificazione, mappatura e analisi dei territori“, curato dall’Indire.

Dalla lettura apprendiamo che le “piccole scuole” sono un fenomeno complesso, che comprende non soltanto quelle ubicate nelle isole o in montagna (come stabilito dalla normativa), ma anche quelle – in particolare i singoli plessi -, in cui il numero di alunni permette di formare al massimo una sezione completa (5 o 3 classi a seconda del percorso scolastico) con numero medio di alunni per classe pari a 25. Questo criterio “quantitativo” adottato dall’indagine ha ampliato la popolazione scolastica interessata dalle circa 200 scuole (104 montane e 95 isolane, per un totale di 14.665 studenti) a ben 8.848 plessi (7.204 scuole primarie e 1.644 scuole secondarie di I grado, corrispondenti rispettivamente al 45,3% di tutte le scuole primarie italiane e al 21,7% scuole secondarie di I grado) e a un totale di 591.682 alunni (518.982 di scuola primaria e 72.700 di scuola secondaria di I grado, rispettivamente il 20,6% di tutti gli alunni italiani di scuola primaria e il 4,5% di quelli di scuola secondaria di I grado).

Si tratta non soltanto di numeri importanti (più di un quinto degli studenti), che delineano un fenomeno che interessa tutta l’Italia (non soltanto una limitata area) e che meriterebbe maggiore considerazione e specifiche politiche. Un plesso scolastico, talvolta veramente piccolo e remoto, è spesso l’unico presidio culturale e sociale del territorio e la sua chiusura, in una malintesa ottica di razionalizzazione, spesso significa la condanna di quel territorio allo spopolamento, perché spinge le famiglie a trasferirsi in centri più grandi e attrezzati. Le piccole scuole sono invece una grande risorsa, anche per il futuro stesso dei territori, il loro sviluppo, oltre che per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali.

Online First! Lo Stargate della lettura si apre su AIB Studi.

Online First, ovvero prima online. Con questa iniziativa AIB studi vuole offrire ai propri lettori un aggiornamento più rapido e costante sulle riflessioni che animano il panorama biblioteconomico, pubblicando gli articoli della rivista online e in open access prima dell’uscita del fascicolo completo.

Per il vol. 60, n. 2/2020 è ora disponibile per la lettura l’articolo del Professor Giovanni Solimine “Lo Stargate della lettura, ovvero il passaggio che stiamo attraversando”, sezione Note e Discussioni.

Buon viaggio!

Usabilità dei siti per ragazzi: 9 anni dopo

La rubrica di usabilità curata da Jakob Nielsen del 13 settembre è dedicata a un tema a noi molto caro: quello della usabilità dei siti web per bambini.

Nielsen già 9 anni fa aveva condotto uno studio sul tema, i risultati di questa nuova indagine in parte confermano in parte sconfessano i risultati della precedente.

Innanzitutto è cambiato il contesto di riferimento perchè la diffusione domestica di internet ha permesso ai bambini di avere maggiore dimestichezza con la navigazione. Infatti se nel primo studio il campione si riferiva al target 6-11, lo studio attuale si riferisce al gruppo 3-12.

Lo scrolling, prima aborrito totalmente, adesso sembra incontrare meno avversione a motivo, secondo Nielsen, della già citata maggiore dimestichezza con la navigazione. Se prima si riscontrava una certa tendenza a leggere le istruzioni prima di usare un gioco, ora prevale il modello dell’apprendere usandolo (learning by doing) tipico dei videogiochi.

Molti degli elementi già emersi si riconfermano validi, in primis la raccomandazione di non considerare il target bambino come univoco ma di progettare tanti siti per tanti microgruppi di età almeno tre secondo le raccomandazioni di Nielsen: 3-5 anni; 6-8 anni; 9-12 anni.

  • Kids and adults are different, and kids need a design style that follows different usability guidelines.
  • That said, many of the things that make sites easier for adults also make them easier for kids.

Per saperne di più: http://www.useit.com/alertbox/children.html

Advocacy per le biblioteche scolastiche

Il governo australiano promuove una grande indagine conoscitiva sulle biblioteche scolastiche. Qui il comunicato stampa (pdf)

La scadenza è per l’invio delle informazioni è il 16 aprile.

Lo segnaliamo perchè:

  • Announcing the inquiry, committee chair Ms Sharon Bird, MP, stated “Teacher librarians make a significant contribution to the school community in a number of ways, including teaching information, literacy skills and providing access to information and resources to facilitate learning.
  • la partecipazione è aperta e richiesta a colleghi di tutti il mondo, per maggiori info: http://hubinfo.wordpress.com/

Dati AIE e Centro per il libro e la lettura

Ieri 17 febbraio conferenza stampa a Roma per commentare gli ultimi dati Aie sulla diffusione della lettura e le attività del Centro per il libro e la lettura per ilepriodo 2010-2012.

Alcune riflessioni tratte dai resoconti letti su Repubblica e La Stampa e dai comunicati stampa (pdf).

Sui dati forniti da AIE nulla di particolarmente sconvolgente: i lettori da più di 12 libri anno sono solo il 6.9% del totale e i lettori si concentrano al Nord.  La spesa mensile è di meno di 5€, meno di 1.50€ per i libri per bambini e ragazzi (0-14 anni); un libro per bambini costa mediamente tra i 10 e i 15 € quindi facendo due calcoli o non si compra molto o le biblioteche per ragazzi lavorano benissimo e prestano tantissimo.

Ma, come scrive Repubblica:

la spesa per acquisto di libri da parte delle bibilioteche pubbliche è scesa dai 65,5 milioni di euro del 2005 ai 48 milioni di euro del 2008 e  ci sono ancora 691 comuni con più di 10 mila abitanti totalmente privi di emeroteche aperte alla popolazione, lasciando senza questo strumento il 21,3 % della popolazione italiana (quasi 13 milioni di persone). Ci sono però biblioteche d’eccellenza che hanno a disposizione oltre 10 mila volumi (3902), mentre le librerie private aperte al pubblico sono 2774.

A parte le librerie private aperte al pubblico (sic!) la fascia debole si rivela essere quella dei ragazzi: il 45% non legge nemmeno un libro al di fuori dei testi scolastici (6-19 anni)

Eccoci allora al programma triennale del Centro per il libro e la lettura che vuole in 10 anni far sì che il 50% degli italiani legga.

Sette i progetti presentati a questo scopo: noi fermeremo l’attenzione solo su due di essi. Il primo programma recita testualmente (dal comunicato stampa maiuscolo compreso)

Programma 1
Non esistono precedenti cui rifarsi per incrementare il numero dei lettori in un paese, di conseguenza, bisogna COSTRUIRE un modello di promozione della lettura su scala provinciale applicabile successivamente a tutto il territorio nazionale. Questo primo programma vuole essere una procedura sperimentale, una sorta di laboratorio di ricerca. Un processo, questo, che si divide in tre anni.
Il primo anno sarà dedicato allo studio e alla scelta del campione, alla costituzione dei gruppi di intervento e ai collegamenti con le varie Università. Il secondo anno prevede l’attuazione delle singole iniziative. Infine, durante il terzo anno si valuteranno gli esiti e si costruirà un modello e si verificherà il funzionamento del modello.
Si lavorerà su tre province (Nord, Centro, Sud), più quelle che volontariamente vorranno partecipare. Non saranno né capoluoghi di provincia né province a dominanza universitaria.
Il focus di questo primo programma è stato individuato nei bambini e ragazzi di età inferiore ai 14 anni che corrispondono a 4,7 milioni. I motivi sono semplici: loro sono il futuro, i genitori sono più disposti ad investire per i figli e, inoltre, il mercato per ragazzi e fortemente arretrato. Su questo punto, l’Italia è il fanalino di coda (con il 6%) dopo Spagna e Francia.

Affermazione forte direi: non esistono modelli cui rifarsi? Allora che cosa hanno fatto biblioteche, scuole, fondazioni in questi anni? Tabula rasa… Mi stupisce che siano i genitori a dover investire sui figli e non lo stato a investire sui giovani che sono il futuro, ma tant’è.

Secondo punto:

Programma 2
Il concept di questo programma, che mira a dare al libro un valore socialmente apprezzabile, prevede di donare gratuitamente libri di buona qualità, che gli editori eliminano, alle situazioni più svantaggiate (ospedali, case per anziani, piccole scuole, biblioteche di piccoli centri, carceri…). […]

E così è stato risolto anche il problema dei libri che andavano al macero.  Politica delle collezioni? Eccoci tornati alle donazioni di avanzi di magazzino e bisogna ringraziare perchè si sa un libro è un oggetto sacro e se se ne viene omaggiati non c’è che da esserne contenti.  Resta un mistero come un libro destinato al macero (ci sarà un motivo no?) possa riuscire a dare valore sociale al libro.

Accenniamo solo a un’altra iniziativa prevista per il 23 maggio che invita a regalare un libro a chi si vuole bene, un po’ come succede da anni in Catalogna per la festa di San Jordi (piccolo approfondimento in italiano qui)

Dopo il Passaparola, lo spot di cui vi abbiamo già parlato qui, un’altra iniziativa che conquisterà frotte di lettori.

Uso dei social media negli USA

Pubblicato l’ultimo rapporto di Pew Internet sull’uso e diffusione delle tecnologie sociali (Twitter et similia) negli USA.

Leggi la press release

Scarica il report completo (pdf)

Come fanno ricerca i giovani? Il video di ProjectInfoLit

Piaccia o meno già si sapeva…dove si cerca un’informazione per i compiti? E oltre la rete che fonti vengono usate?

Il video è realizzato nell’ambito del Project Information Literacy

“Amico libro” in Campania (Napoli, 10.11.2008)

Lunedì 10 novembre 2008, a Napoli, si terrà il seminario di studi “Leggere, apprendere e crescere nella biblioteca scolastica”, organizzato dall’Ufficio scolastico regionale per la Campania, in collaborazione con altre istituzioni e associazioni, nell’ambito della campagna regionale “Amico libro”.

NB: due le sedi: di mattina presso l’Università “Federico II”, Facoltà di Ingegneria, P.le Tecchio 80; il pomeriggio presso il PICO, Palazzo dell’Innovazione e della Conoscenza, via Terracina 230.

Per i dettagli vedere il pieghevole.

Aggiornamento bibliografico sulla Net-Generation

Sono recentemente stati diffusi alcuni report che fotografano la situazione della Net Generation:

Buone letture!

Liber: pubblicati i sondaggi del 2008

Appena pubblicati i sondaggi del 2008 di Liber che ci informano su:

L’elenco dei libri più prestati (anno 2007)
L’elenco delle collane più prestate(anno 2007)

L’elenco dei libri più venduti(anno 2007)
L’elenco delle collane più vendute(anno 2007)

Tutte le informazioni sulle librerie e le biblioteche partecipanti e tutti i risultati sul sito di Liber

Edicola: Journal of Librarianship and Information Science, 40, (3)

Segnaliamo nell’ultimo numero della rivista Journal of Librarianship and Information Science l’articolo Children’s conceptualizations of the word `Information’/ Andrew K. Shenton, Valerie Nesset, Susan Hayter

Journal of Librarianship and Information Science, Vol. 40, No. 3, 151-164 (2008)
DOI: 10.1177/0961000608092551

Although information has become increasingly prevalent in young people’s lives, minimal research has addressed children’s attitudes to the word itself. This paper scrutinizes questionnaire-based data to explore how 45 eight- to ten-year-old Canadians understood the term. `Information’ was often considered to be material that met a need, covered particular territory or was associated with action by an individual. The youngsters identified many features they believed characteristic of `good information’; where these requirements were not met the material was frequently deemed `bad information’. The research findings have implications for teachers and librarians, as well as for researchers investigating children’s information needs.

La biblioteca del futuro: un decalogo danese

La Danish Library Authority si interroga sul futuro della biblioteca per ragazzi e prepara il documento Report on library service in the future

E’ necessario un cambiamento radicale che va progettato secondo 10 comandamenti:

1.New competences create new activities in the library: ovvero imparare a parlare la lingua dei ragazzi e creare conversazioni


A new media landscape, new cultural habits and different demands and expectations require the development of new competences in the library. Library staff must be more visible on the net, facilitate activities in the library and organise meetings and dialogue with users where they actually are.

2.The library space must create surprise and inspiration ovvero l’architettura è importante e bisogna investire in nuovi spazi

We need new concepts for the design of the physical library space. The library must be attractive for children to be, learn and play in.

3.The libraries develop their net services ovvero parlare nuovi linguaggi e essere presenti lì dove sono gli utenti


The libraries create new frames and facilities i.a. by exploiting social technologies and using staff as hosts and resources in virtual networks for children.

4.Children play – in the library ovvero gaming in biblioteca


The library can turn play and play culture into a central area of activity. The library can create space for play, make toys and games available and advise on games and toys.

5.The library gives children reading experiences and reading skills ovvero la lettura non è andata in pensione


The library continues the work on encouraging children’s zest for reading, reading experiences and reading skills.

6.Create assets in new forms of cooperation between school library and public library ovvero creare sinergie tra scuola e biblioteca


Schools and libraries can work more closely together and coordinate services to children. Exploit the various competences of the two library types by doing things together.

7.The library creates community feeling also for those outside ovvero servizi per tutti in biblioteca


The library adapts its services to children with special needs: Handicapped, socially vulnerable and children with ethnic background other than Danish.

8.The library supports learning and cultural development ovvero la biblioteca aiuta a essere creatori di contenuti

The library supports formal and informal learning that enables children to grow and develop competences in coding, creating and exchanging text, sounds and images.

9.The library must reach out to children ovvero la biblioteca fuori di sè


The library reaches out to children and offer services where children actually move around: Kindergartens, day-care centres, schools and associations.

10.The library’s management focuses on children ovvero i bambini al centro


The libraries’ management prioritizes staff, money and time for continuously rethinking, innovating and locally adapting the library’s services to children.

Riapriamo il dibattito sulla next generation

L’autorevole Washington Post riapre il dibattito sulla next generation. Cosa viene dopo la Generazione X? (: What Comes Next After Generation X?)

Questo il titolo dell’articolo in cuji il giornalista Ian Shapira si interroga su questa generazione che non si identifica in nessuna definizione, ma che presenta dei caratteri comuni, o forse no?

No doubt it has always been difficult for generations to accept labels and generalizations. But some in the post-X generation say their puzzlement over their collective identity is more pronounced because their formative experiences have been so splintered. Reared on rapid-fire Internet connections and cheap airline tickets and pressured to obtain multiple academic degrees, many of these young adults grew up with an array of options their parents or older siblings did not have.

“People resist labels more among the millennials because there’s more subcultures,” said Michael Connery, 30, author of the political book “Youth To Power.”

“It’s a fragmented culture in a way that it’s never been. You know how baby boomers ask, ‘Where’s the protest music?’ and lament the lack of youth activities? There is protest music, but it’s so broken up into niche audiences that it doesn’t gain as much traction.”

L’articolo è stato ripreso in Italia dal quotidiano Repubblica (Tutti web, mamma e iPod è la generazione senza nome / Paola Coppola)

Report: lo stato dei videogiochi in Europa

Pubblicato l’ultimo rapporto sullo stato dei videogiochi in Europa,progetto di ricerca, condotto da Nielsen Games per conto di ISFE, disponibile sul sito dell’ISFE

Tra i risultati più interessanti:

  • coloro che videogiocano non lo fanno solo come forma di divertimento e svago, ma anche perchè “stimola l’immaginazione”, “fa pensare”, “tiene il cervello allenato”
  • la maggior parte dei genitori videogioca coi propri figli, videogiocare è visto come un’attività divertente adatta a tutta la famiglia
  • tra i vieogiocatori più giovani (16-19 anni) è diffusa l’abitudine a giocare on line, creando così nuove amicizie e rapporti sociali
  • il PEGI inizia a esserre sempre più diffuso e conosciuto

Leggere 2.0

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Il messagio di Domenico Bogliolo passato su Aib-Cur ci ricorda che è il momento di sfornare un post che avevamo in caldo da un po’.

To read or not to read: a question of national consequence” è un rapporto tecnico di 100 pagine in PDF messo a punto dalla NEA, National Endowment for the Arts di Wahington DC, “azienda autonoma” federale a capitale misto fondata nel 1965, che sostiene e finanzia molto seriamente progetti di eccellenza artistica negli USA.
Il rapporto aggiorna al novembre 2007 un analogo rapporto del 2004 “Reading at risk“, e contiene un’analisi approfondita dei modelli di lettura di bambini, adolescenti, adulti degli Stati Uniti, integrando più di 40 fonti diverse come enti federali, università, fondazioni e associazioni.
L’aspetto qui investigato è la lettura come attività d’ozio e fonte di piacere (entertainment), secondo il principio che le società non si evolvono per dovere o costrizione, ma seguendo il principio del piacere.
I risultati sono, come possiamo tutti immaginare, ampiamente preoccupanti, non solo per i lettori elementari o adolescenti, ma anche per quelli universitari, con un ovvio nesso diretto fra la non-lettura e la non-comprensione. Lo studio termina con un appello a genitori, docenti, bibliotecari, scrittori, editori, politici, imprenditori, economisti e attivisti sociali affinché pongano mano a iniziative di ogni genere per controbilanciare la tendenza alla non-lettura. Il rapporto non propone soluzioni ma dimostra l’assoluta certezza dell’esistenza del problema e pone sul tappeto l’esigenza di cominciare a trovarne soluzioni, pena un inedito e inarrestabile declino non solo culturale ma anche sociale, scientifico, economico e produttivo dell’intero Paese.

Il messaggio rimanda anche alla lettura di un interessante post di quel meraviglioso blog che è Sedic (per chi se la cava con lo spagnolo).

Il commento dà voce a un dubbio che rode anche noi da un po’ di tempo: stiamo guardando la realtà della lettura con occhiali sbagliati? E’ proprio vero che si legge di meno o si legge diverso? La next Generation ha bisogno di una lettura tradizionale o no?

lo primero que me pregunto es si todos nosotros -incluidos los que planean encuestas, analizan datos o redactan informes- no estaremos inmersos en un “paradigma lector” ya superado. […]

Abunda el informe en que la lectura es esencial para la configuración de una sociedad libre y próspera. La lectura placentera es una actividad irremplazable para el desarrollo de ciudadanos “activos y productivos” y de grupos humanos saludables. Aunque los medios electrónicos puedan también ofrecer beneficios, en ningún caso pueden sustituir el desarrollo intelectual y personal que supone la lectura frecuente.

La vera emergenza nazionale è che i giovani non amano leggere o che non sanno decodificare quello che leggono? Quanto promozione della lettura e information literacy sono collegati?

C’è spazio per entrambe nelle biblioteche; da un lato i ragazzi multitasking non riescono a concentrarsi su un testo lungo e questo non permette loro di amare la lettura, dall’altra parte devono essere versati in nuove abilità che permettano loro di capire, nella pluralità delle offerte informative, qual è rilevante per i loro bisogni.

Quale il ruolo del bibliotecario e delle biblioteche nella vita dei net-geners?

World Food Day 2007: right to food

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Avviate il 16 scorso iniziative per il World Food Day 2007. In particolare, esperti e operatori sono convenuti da tutto il mondo a Roma, presso la FAO, per seguire i lavori focalizzati sul diritto all’alimentazione. Con l’occasione sono esposti 100 lavori grafici e artistici che saranno poi messi all’asta per finanziare programmi di sviluppo nei paesi che più soffrono il problema della fame e della malnutrizione. Su questi temi è molto ampia l’offerta di pubblicazioni multilingue disponibili al pubblico in sala e anche online, tramite la “Right to Food Virtual Library“, dalle più divulgative alle specialistiche: confermano tutte quanto sia urgente spezzare il circolo vizioso analfabetismo-povertà. I piani di intervento per migliorare, per esempio, le produzioni locali di cereali e legumi o di estrazione e trattamento dell’acqua non possono essere scissi da analoghi piani per l’alfabetizzazione al fine di ridurre la forbice che, contrariamente agli obiettivi fissati, in questi ultimi 5 anni è andata ulteriormente divaricandosi tra paesi “che hanno” (cibo, istruzione, tecnologie ecc.) e gli altri, spesso privi dell’essenziale. 

I next geners e il social networking

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Da varie liste di discussione apprendo del tam tam suscitato dal report Creating & Connecting: Research and Guidelines on Online Social and Educational Networking (full text in pdf qui)

Lo studio, commissionato da National School Boards Association e condotto da Grunwald Associates LLC, indaga i comportamenti online dei giovani americani.

Ebbene ecco cosa emerge: il 96% quando è on line usa servizi di social networking.

Ma di cosa parlano in chat, su Facebook, nei blog? Musica? Film? Videogiochi? Amore? Macchè…parlano tanto di educazione, apprendimento e dei compiti persino :-0

Ora la domanda è: quando le biblioteche decideranno di offrire i loro servizi (che con questi temi c’azzeccano benissimo) proprio lì dove gli utenti sono? (blog, chat, facebook etc)

“There is no doubt that these online teen hangouts are having a huge influence on how kids today are creatively thinking and behaving,” said Anne L. Bryant, executive director of the National School Boards Association. “The challenge for school boards and educators is that they have to keep pace with how students are using these tools in positive ways and consider how they might incorporate this technology into the school setting.”

Per saperne di più: Comunicato Stampa NSBA

Immagine tratta da: Friends

Il videogioco in Italia

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Quale è la diffusione dei videogiochi in Italia? Chi sa cosa è il PEGI? A queste domande risponde l’indagine Videogamers in Europe 2007.

Condotta nei primi mesi del 2007 da Nielsen per ISFE(Interactive Software Federation of Europe) su un campione di 4000 Europei giocatori abituali tra i 16 e i 39 anni delinea la figura del giocatore in Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Norvegia, Repubblica Ceca, Polonia e Lettonia.

Ecco cosa emerge:

  • la maggior parte degli utenti gioca su console fissa
  • i videogiochi sono visti come un sistema per stimolare la creatività (più che radio o TV)
  • il videogiocatore non se ne sta chiuso ore a giocare maha anche una vita sociale ricca e usa i videogiochi come mezzo per socializzare
  • più di metà del campione sa che c’è un sistema europeo di classificazione dei contenuti dei videogiochi (PEGI ovvero Pan European Game Information) ma pochi conoscono il sito internet http://www.pegi.info/it/index/

L’indagine completa si scarica qui (pdf)

Per approfondire: ISFE: uno studio sui videogiocatori europei (La Stampa, 3/8/2007)

[Via: Videoludica]

Internet sicuro: Tiseiconnesso

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Attraverso l’inchiesta sulla pedopornografia pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica, veniamo a conoscenza del sito Tiseiconnesso creato dal Ministero delle Comunicazioni in collaborazione con Save the children

Il sito è rivolto ai ragazzi che usano la Rete e vuole illustrare i pericoli che ci possono essere in questo contesto, raccogliendo storie e casi reali (storie “ai confini della realtà virtuale”) nonchè le indicazioni su cosa fare se ci si imbatte in un contenuto o in una persona che mette a disagio.

Queste le sezioni: Navigare, Community, Video on line, Videogiochi, Condividi, e-shopping

Una pecca: il rimando al sito sponsorizzato dalla Vodafone; gli studi sull’usabilità dimostrano (Nielsen docet) che i ragazzi cliccano la pubblicità perchè non la distinguono dai contenuti propri del sito

Oltre alle sezioni per ragazzi c’è un’area insegnanti (che si focalizza sulla media education) e un’area per i genitori e un glossario

Immagine tratta dalla sezione download del sito

Biblioragazzi cerca idee…

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Tempo fa, in occasione del compleanno del blog, vi abbiamo parlato di alcune sorprese in cantiere…

Ecco la prima.

Visto il successo della nostra pagina Letti per Voi abbiamo pensato a un blog-figlio che parlerà di letteratura per ragazzi, ma abbiamo bisogno dei vostri suggerimenti!

Non riusciamo a trovare un nome adatto, allora abbiamo pensato di chiedere ai nostri lettori come vorrebbero chiamarlo.

Che nome dare al blog-figlio dedicato alla letteratura per ragazzi?

La caccia è aperta…

Premio? La nostra eterna gratitudine 😉