La realtà in gioco (recensione)

Attendevamo con ansia la traduzione italiana di questo libro di Jane McGonigal e, grazie a Apogeo che ce lo ha mandato appena è uscito, lo abbiamo da prima dell’estate. Abbiamo però aspettato le vacanze (anche se ovviamente lo abbiamo sbocconcellato prima) per affrontarlo perchè questo libro aveva bisogno di tutta l’attenzione alla lettura che solo le vacanze ci permettono di dare. Non perchè sia noioso, difficile o non scorrevole. Chiunque conosca Jane McGonigal (per vederla all’azione date un occhio qui) sa che è una di quelle persone istrioniche che sanno incantare l’uditorio. Non a caso lavora all’Institute for the future dove una dose di pazzia e visionarietà sono richieste. La McGonigal si dedica da anni in qualità di  ricercatrice e game designer ad indagare il potenziale dei giochi come motore per cambiare il mondo.

Il libro si apre spiegandoci, nella sua prima parte,  cosa sono i giochi, che ruolo sociale e culturale hanno e perchè abbiano così tanto potere di seduzione e coinvolgimento non solo sui bambini ma anche sugli adulti. La  capacità di persuasione è notevole e basata sia su serie basi scientifiche, sia su un’innata capacità di scrivere (con ampio uso anche dello storytelling). La teoria della McGonigal è semplice e geniale: ci piace giocare perchè ci permette di evadere da una realtà che non ci soddisfa. Allora invece di profondere le nostre energie a salvare mondi fittizi, pensiamo a come salvare, attraverso il gioco, il mondo in cui viviamo.

I giochi, nel ventunesimo secolo, saranno una piattaforma fondamentale per rendere possibile il futuro.  (p.14)

Ecco così la ricetta delle riparazioni per la realtà che introduce la seconda parte del volume

Invece di riparare la realtà, abbiamo semplicemente creato alternative sempre più attraenti alla noia, all’ansia, all’alienazione e alla mancanza di significato che incontriamo così spesso nella vita quotidiana. E’ decisamente ora che cominciamo ad applicare le lezioni imparate dai giochi alla progettazione delle nostre vite quotidiane. Dobbiamo costruire realtà alternative:modi nuovi, più ludici, di interagire con il mondo reale e di vivere le nostre vite reali. Per fortuna, il progetto di costruire realtà alternative è già avviato.

Attraverso l’analisi di casi (questo lo conoscevate? http://q2l.org/) scopriamo letteralmente un mondo, appassionandoci alla causa pagina dopo pagina. Alla fine del volume, dopo avere imparato a vedere i cimiteri in maniera diversa (questo è forse il game che preferisco) vi viene voglia di alzarvi in piedi e dire: io ci sono, quando si inizia! Insomma mi sento pienamente convertita all’hacking della felicità (per sapere cos’è andate al capitolo 10, niente spoiler😉 )

E poi si parla anche di economia del coinvolgimento e della gara per accaparrarsi la partecipazione (toccando anche il tema per me nuovo dello spam di partecipazione), un argomento che, nella mia nuova veste di animatrice di comunità di pratica, ho trovato interessantissimo e ricco di spunti di riflessione. Come raggiungere la massa critica di partecipazione in attività autoteliche? Questo sarà il mio tormento nei prossimi mesi: mi dedicherò a studiare l’economia del coinvolgimento (e sogno di diventare un emergenvista p.291)

Nell’economia del coinvolgimento è sempre meno importante competere per l’attenzione e sempre più importante competere per cose come cicli cerebrali e ampiezza di banda interattiva (p.238)

[…]Io penso che questa nuova economia sarà animata dalle emozioni. Le emozioni positive sono la ricompensa ultima per la partecipazione. (p.255)

Un libro dal quale si imparano tantissime cose, con una miniera di informazioni utili e conoscenze da approfondire che mettono subito voglia di mettersi a studiare, ben scritto e ricco di spunti. Un saggio certo, ma che si legge con la passione di un romanzo. Unico neo, come nei migliori film di Hollywood, il finale è un po’ un’americanata grondante di entusiasmo, ma glielo si perdona volentieri.

Libro imperdibile per chi si interessa di: serious games, educazione,nuove tecnologie, comunicazione. E ovviamente per chi si occupa di biblioteche. Anzi da Evoke, l’ultimo gioco in ordine di tempo creato da Jane McGonigal in qualità di game designer, è emerso il progetto di creare una biblioteca in crowdsourcing, dove per avere il prestito del libro bisogna prima fornire un contributo di conoscenza locale o personale per costruire un database della conoscenza dell’Africa subsahariana (p.351). (qualche info sul progetto qui)

p.s. i ringraziamenti del libro sono i più belli che abbia letto da alcuni anni a questa parte

Jane McGonigal, La realtà in gioco, Apogeo, 2011, 374p.,24€

2 risposte a “La realtà in gioco (recensione)

  1. Pingback: Quest to learn: una scuola da giocare | biblioragazzi

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