Archivi del giorno: 7 febbraio 2008

Leggere 2.0

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Il messagio di Domenico Bogliolo passato su Aib-Cur ci ricorda che è il momento di sfornare un post che avevamo in caldo da un po’.

To read or not to read: a question of national consequence” è un rapporto tecnico di 100 pagine in PDF messo a punto dalla NEA, National Endowment for the Arts di Wahington DC, “azienda autonoma” federale a capitale misto fondata nel 1965, che sostiene e finanzia molto seriamente progetti di eccellenza artistica negli USA.
Il rapporto aggiorna al novembre 2007 un analogo rapporto del 2004 “Reading at risk“, e contiene un’analisi approfondita dei modelli di lettura di bambini, adolescenti, adulti degli Stati Uniti, integrando più di 40 fonti diverse come enti federali, università, fondazioni e associazioni.
L’aspetto qui investigato è la lettura come attività d’ozio e fonte di piacere (entertainment), secondo il principio che le società non si evolvono per dovere o costrizione, ma seguendo il principio del piacere.
I risultati sono, come possiamo tutti immaginare, ampiamente preoccupanti, non solo per i lettori elementari o adolescenti, ma anche per quelli universitari, con un ovvio nesso diretto fra la non-lettura e la non-comprensione. Lo studio termina con un appello a genitori, docenti, bibliotecari, scrittori, editori, politici, imprenditori, economisti e attivisti sociali affinché pongano mano a iniziative di ogni genere per controbilanciare la tendenza alla non-lettura. Il rapporto non propone soluzioni ma dimostra l’assoluta certezza dell’esistenza del problema e pone sul tappeto l’esigenza di cominciare a trovarne soluzioni, pena un inedito e inarrestabile declino non solo culturale ma anche sociale, scientifico, economico e produttivo dell’intero Paese.

Il messaggio rimanda anche alla lettura di un interessante post di quel meraviglioso blog che è Sedic (per chi se la cava con lo spagnolo).

Il commento dà voce a un dubbio che rode anche noi da un po’ di tempo: stiamo guardando la realtà della lettura con occhiali sbagliati? E’ proprio vero che si legge di meno o si legge diverso? La next Generation ha bisogno di una lettura tradizionale o no?

lo primero que me pregunto es si todos nosotros -incluidos los que planean encuestas, analizan datos o redactan informes- no estaremos inmersos en un “paradigma lector” ya superado. [...]

Abunda el informe en que la lectura es esencial para la configuración de una sociedad libre y próspera. La lectura placentera es una actividad irremplazable para el desarrollo de ciudadanos “activos y productivos” y de grupos humanos saludables. Aunque los medios electrónicos puedan también ofrecer beneficios, en ningún caso pueden sustituir el desarrollo intelectual y personal que supone la lectura frecuente.

La vera emergenza nazionale è che i giovani non amano leggere o che non sanno decodificare quello che leggono? Quanto promozione della lettura e information literacy sono collegati?

C’è spazio per entrambe nelle biblioteche; da un lato i ragazzi multitasking non riescono a concentrarsi su un testo lungo e questo non permette loro di amare la lettura, dall’altra parte devono essere versati in nuove abilità che permettano loro di capire, nella pluralità delle offerte informative, qual è rilevante per i loro bisogni.

Quale il ruolo del bibliotecario e delle biblioteche nella vita dei net-geners?